Tripletta a Courmayeur

Siete in Valle d’Aosta? Nei dintorni di Courmayeur? Magari proprio a Courmayeur? Per esempio, VENERDI’ 3 agosto?
Oibò! Che coincidenza, anche io! E in quasi tutte le variabili possibili.

Al mattino, dalle 10.30 alle 13, con il classico salottino Vis à Vis nelle vie del paese, per incontri uno a uno, molto personali. Trovatemi e sedetevi sullo sgabello, per farvi leggere la pagina giusta per voi.

Dalle 15 alle 17 sulla terrazza della Biblioteca di Courmayeur, salottino Vis à Vis, ma non solo. Sarò a disposizione per parole in libertà, consigli di lettura, rispondere alle vostre curiosità, insomma… una specie di tè e quattro chiacchiere. Fate di me ciò che volete.

Alle 21.15, infine, nella chiccosa location Maserati Mountain Lounge (ma lo sapranno, che io giro solo in bici???), Una valanga di libri mi ospita con “L’amore. Non si capisce“, il mio spettacolo di divagazioni letterarie e non, pieno di domande e, prometto, senza nemmeno una risposta.

12 ore rocambolesche: non vedo l’ora di vedere voi!

Lettrice di montagna, assai ossigenata

Dunque, a Pralibro è andata così: ho trascorso tre giorni in compagnia eterogenea e stimolante. Mi è saltato, imprevisto, il tappo emotivo e cognitivo e si è innescato un principio di cambiamento di cui vi informerò tra qualche settimana. Le persone con cui ho potuto confrontarmi, mi hanno regalato indizi preziosi e osservazioni che hanno resto pochi giorni densi come mesi.
Lo so che sto dicendo tutto e niente (molto niente, in effetti), ma sarebbe difficile sintetizzare l’effetto di un’immersione a tempo pieno, fra libri, camminate, cene, incontri, con personaggi accumunati da un raro spirito di osservazione e restituzione.
Vi basti sapere che, se vi capitasse di andare a Prali a seguire questa manifestazione, sareste benvenuti in un circolo virtuoso che parte da una pagina e diventa narrazione collettiva.

Non vi dico quanto è stato complicato, l’ultimo giorno, raccontarsi nell’incontro organizzato da Rocco Pinto. Ero talmente piena di pensieri e di dubbi, che temevo di dire solo sciocchezze. Di rimettermi in posizione difensiva (come giustamente ha notato una delle persone più acute che abbia incontrato), quasi io stessa non avessi confidenza in ciò che faccio.
Rocco e il pubblico sono stati amabili e affettuosi, e mi hanno aiutata a non perdere la rotta, quindi, in qualche modo, sembra me la sia cavata.
Erika Gallo, se vi interessa, ha raccontato la mattina qui, con grande garbo.

Ero partita felice alla prospettiva di aggiungere una breve vacanza a un appuntamento di lavoro, e curiosa nei confronti di una manifestazione a lungo osservata da lontano, ma mai esplorata.
Non potevo immaginare che, complice l’accoglienza della comunità valdese, miglior viatico per la condivisione e la comprensione (di sé e dell’altro), sarei tornata a casa con una nuova idea di dove devo andare.

Come valorizza il magnifico saggio “L’ignoto ignoto – Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi” (Mark Forsyth, Laterza), ” Ci sono cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Ma c’è anche l’ignoto ignoto, cioè le cose che non sappiamo di non sapere“.
Questo è ciò che ho trovato a Prali, qualcosa che non sapevo di non sapere, e che, adesso, cambia tutto.

Pralibro: raccontarsi leggendo

Mollo bici e carretto e mi metto in cammino. Prestissimo questi scarponcini vedranno sorgere il sole non fra gli austeri palazzi torinesi, bensì fra le vette della Val Germanasca!
La Lettrice si inerpica, venerdì, fino a Prali per Pralibro.
Tre giorni di vacanz… lavoro matto e indefesso di promozione della lettura, passo dopo passo. Lo zaino è pieno delle migliori pagine che mi hanno accompagnata negli anni. Saranno tutte disposte su un tavolino, con un post-it che, in una frase, indica la posologia d’uso di ciascun volume. Racconterò come li ho scelti, o come loro hanno scelto me e si sono disposti in una sorta di biblio-biografia della sottoscritta, nell’incontro previsto alle 11.30 di DOMENICA 22: una chiacchierata amichevole con Rocco Pinto.

Non solo, il giorno precedente, SABATO 21, alle 16.30, mi inserirò nella conversazione inaugurale sul tema “Italia che legge“, fra i molti pregevoli ospiti (Michela Caledda, Maurizio Caminito, Vito Gardiol, Giuseppe Laterza, Francesca Leon, Antonella Parigi, Rocco Pinto, Sara Platone, Antonio Sgobba, Giovanni Solimine), per portare un po’ di scompiglio. Lo sapete, le mie idee, maturate sul campo parlando con voi, non sono proprio convenzionali. Chissà se gli ospiti istituzionali le apprezzeranno?

E venerdì? Beh, venerdì cammino, mi guardo intorno, probabilmente scrivo, magari leggo. Il paesaggio e le persone che incontro, facilmente.
Se volete raggiungermi, spolverate i vostri scarponcini.

Luglio e Agosto, casa mia non ti conosco


CALENDARIO LUGLIO – AGOSTO (in progress)

Provate a prendermi…

– Dal 4 al 7 Luglio, studio. Formazione al workshop: “From Neutral mask to Clandestine clown” con Clown Clandestino a Villa Maddalena (Bra). Possibili apparizioni clandestine nello spazio pubblico dei dintorni

– Dal 13 al 15 Luglio: torno finalmente in strada, con l’unico appuntamento torinese del “Valentino’s Flea Circus – Il Circo di Pulci di Valentino“. Se volete godervi un numero di CIRCO DI PULCI in scatola personalizzato e tutto per voi, venite al Turin EYE Circus al Balon, sotto la Mongolfiera. Sarò in buona compagnia.

– Sabato 21 Luglio, Prali, ore 16.30, seduta a una tavola rotonda con numerosi altri ospiti, contribuisco alle chiacchiere che inaugurano la 16ma edizione di Pralibro. Titolo: “Italia che legge”
– Domenica 22 Luglio, sempre Prali, sempre Pralibro, alle 11.30 Rocco Pinto intervista la Lettrice Vis à Vis, che si racconta con parole di altri, in un percorso bio-bibliografico di chiacchiere e letture

– Venerdì 3 Agosto, Courmayeur, per Una valanga di libri, La Lettrice si moltiplica. Dalle 10 alle 13, il salottino è allestito nella via centrale del paese. Alle 15, nuovo incontro sulla splendida terrazza della Biblioteca. Infine, alle 21 circa, alla Maserati Mountain Lounge, va in scena il delirio intimo, letterario e partecipativo di “L’amore. Non si capisce”

– Dal 10 al 19 Agosto, Roma, per Letture d’Estate, un ’48. Sulle sponde del Tevere troverete il salottino della Lettrice, con un carretto pieno dei libri programmati dalla rassegna e lavorati su misura; alcuni appuntamenti per raccontarvi queste perle nella formula “1 libro in 10 minuti“; forse la Lettrice a prestare la voce agli autori, nelle presentazioni, quando desiderata; e, se non vi bastasse, il Circo di Pulci che compare a sorpresa! Ho dato ampio mandato alla Direzione Artistica di fare di me ciò che vuole e, conoscendola, farà cose assai belle!

Potete immaginare che in Piazza Carignano per un po’ non mi vedrete. Ma bisogna pure che raggiunga chi sta lontano, ogni tanto.
Se sentite la mia mancanza, torinesi, non vi preoccupate:

– Ogni domenica, ore 21.30, sulla pagina Vis à Vis – Chiara Trevisan: “VOLTA LA CARTA – la buonanotte a modo mio”: video storie in diretta, per finire bene la settimana. Cercherò di trasmettere da ogni dove, se connessa. Promesso!

Altre comparizioni sono previste, in modo estemporaneo e non programmato, ma sempre comunicato sul momento, nei luoghi più impensati. Tenete d’occhio la pagina!

Nota: la foto (di Ian Deady) è molto antica, quasi dei miei inizi, ma continua a riassumere meglio di tutte ciò che faccio: poche cose mi servono, da portare in giro. L’essenziale lo trovo sul posto: siete voi! La uso come buon augurio per questa bella estate in movimento.

Due parole in Sicilia

Lo scrittore e giornalista siciliano Ettore Zanca, autore della singolare raccolta di racconti “E vissero tutti feriti e contenti” (Ianieri Edizioni), di cui presto vi parlerò, mi ha intervistata per il Gazzettino di Sicilia.
Vi riporto qui l’articolo, perché mi ha dato la rara opportunità di dire alcune cose alle quali tengo molto.
Buona lettura!

Chiara Trevisan è tra quelli che possono definirsi alfieri di resistenza letteraria. Se la incontri hai quasi l’impressione di trovarti in un film intimista e al contempo magico. Una sorta di Amelie della Mole Antonelliana. Chiara ha un sorriso spesso stanco ma mai ricurvo. E spesso fa una attività meravigliosa. Ogni volta che può, annunciandolo dai social, va nelle piazze di Torino portando con sé dei libri, con una bici con un grande portapacchi dietro. Chi la incontra, può chiedere una magia, che lei stessa ci spiega, raccontandoci questo e altro.

Tu fai mille cose, porti parole in giro, distribuisci oculatamente come una omeopata di versi, passi di libri. Possiamo definirti una book trotter. Adesso presentati tu, con la tua magia degna di Mary Poppins.

Sono la Lettrice Vis à Vis, una sorta di mezzo di comunicazione posto fra le persone e i testi. Incrocio, nel mio salottino itinerante, ciò che passa per la testa dei miei ospiti con la pagina di un libro che ritengo possa offrire una prospettiva singolare, un punto di vista inaspettato, un appoggio diverso alla domanda che intercetto. Attraverso l’ascolto, alcune strategie che orientano la conversazione e un sistema di catalogazione di idee (raccolte da libri e incontri), raccolgo in pochi minuti le informazioni essenziali, poi ricorro alla mia biblioteca itinerante per proseguire il discorso attraverso una pagina letta faccia a faccia.
Di magico non c’è niente, e l’unica cosa che mi accomuna (esteticamente) a Mary Poppins è forse il cappello. Mi piacerebbe che il mio carretto fosse come la sua borsa, così da poter trasportare più agevolmente le decine di chili di libri che utilizzo. Ma, a parte questo, sono una persona comune, che fa un lavoro fuori dal comune, tutto qui.

Se si va sul tuo sito (lalettrice-vis-a-vis.com), non si trova soltanto il tuo girovagare, ma anche consigli di lettura, progetti speciali. Per te leggere è anche condividere. È così?

Prima per me, poi per altri, ho coltivato il concetto dei libri come zeppette: così come alcuni li usano per regolare l’equilibrio di un tavolo, mettendoli sotto una gamba, io li uso per spostare l’equilibrio dei pensieri, per sostenere il piano delle domande in modo originale, inclinandolo e sbilanciandolo, per poterlo osservare da prospettive diverse.
A partire dal modo in cui leggo ai miei ospiti, uno a uno e con l’intento di comunicare un senso e continuare una conversazione, ho fatto a priori una scelta di lettura condivisa, anziché di lettura collettiva (come sono i reading tradizionali, le interpretazioni da palco, e, in generale, le letture di un singolo per una folla, a prescindere dall’orientamento di questa).
Di conseguenza, il lavoro di lettura si declina in molteplici altri progetti accumunati da questa idea.
#nonrecensioni, cioè impressioni di lettura che valorizzano spesso una caratteristica, un’idea, un puntello possibile. Spesso con il suggerimento delle Istruzioni d’uso, come fossero il bugiardino di un rimedio.
O i trattamenti che ho chiamato “1 libro in 10 minuti”: racconti ottenuti dallo smontaggio e rimontaggio di frammenti di un testo, seguendo un filo rosso privilegiato (fra i molti possibili), offrendo una panoramica di tutti i ritmi, le voci, le temperature che questo contiene. Non un riassunto, bensì una breve immersione che lasci il desiderio di nuotare a persone diverse, con stili diversi.
Ci sono i percorsi tematici, che diventano piccoli spettacoli partecipativi, e che a partire dalle domande fondamentali, e utilizzando libri, monologhi, interazione con il pubblico, lascino con altrettante domande fondamentali. Ma con moltissimi strumenti in più per approcciarle.
Questi sono alcuni esempi, ma vale per tutti il concetto che ho riassunto nella lavagna che porto sempre con me: “L’importante non è avere tutto in testa, ma sapere dove andare a trovarlo” (J. Villoro). La condivisione è fondamentale, per ampliare il volume di risorse cui attingere. Dunque mi muovo in questa direzione con la massima coerenza possibile e un discreto margine di creatività.

Come è nata la volontà di adempiere quella che a tutti gli effetti è una missione?

Per carità missione no. Ha una connotazione catto-punitiva in cui non mi riconosco proprio.
Questo è il mio lavoro. L’ultimo di una serie di progetti autoriali che ho creato in sedici anni di attività professionale in campo artistico.
A partire dal primo spettacolo, un Circo di Pulci in scatola (Teatro di oggetti e immaginazione), in cui la performance era preponderante rispetto alla relazione (pur essendo sempre una spettacolo uno-a-uno), ho via via, quasi senza rendermene conto, intrapreso un percorso nel campo delle performance human specific che ha spostato gradualmente l’equilibrio sulla relazione.
Quando, circa sette anni fa, ho cominciato a lavorare a un nuovo progetto, ho deciso di farvi confluire tutto quanto mi apparteneva, definiva ed era frutto degli anni di lavoro precedenti, in funzione di una domanda specifica che avevo intercettato durante il mio lavoro parallelo di investigazione sullo Spazio Pubblico: quella di uno spazio di ascolto dedicato, di interazione piacevole, di scoperta dell’inaspettato.
Dunque, i libri, l’ascolto, la creazione di uno spazio di sospensione del giudizio, e, soprattutto, una forma agevole che mi rendesse possibile essere dove la gente non sapeva mi stesse cercando. In strada, in piazza, sul percorso quotidiano di chiunque. Come un’opportunità inaspettata, da cogliere sul momento, o a cui tornare in un momento migliore. A volte, anche, da ignorare.
Cinque anni al caldo e al freddo, la maggior parte dei fine settimana (solo escludendo pioggia e neve, che siano dal cielo o nel mio umore) e una buona dose di pazienza e ardimento nel pretendere di fare l’Artista di Strada con dei libri al posto di clave e torce infuocate: ecco, più che missione parlerei di militanza, semmai.

Fino ad ora però, sei portatrice sana di parole di altri, ma a quando qualcosa che racconta di te, magari che ne so, una vita con la tua vegetafiglia.

Io sono un’accanita sostenitrice della possibilità di parlare di sé attraverso le parole di altri. Ho perfino composto una mia autobiografia, montando testi altrui. Dunque, mi pare di aver già scritto abbastanza, senza bisogno di andare a cercare un Editore per pubblicare.
Io non scrivo, io leggo. E ho troppa curiosità e rispetto per la moltitudine di libri eccezionali che sono già stati scritti (e che mi da gioia sapere siano talmente tanti che morirò prima di averli letti tutti: almeno questo piacere, sarà senza scadenza), che non sento alcun bisogno di aggiungere nulla.
I miei esercizi, letterari o poetici di volta in volta, stanno benissimo inseriti nel flusso di Facebook o in sporadici post sul sito. Sono solo istanti che passano. Impermanenza. E, per il peso che hanno, è esattamente bene così.
Magari, da vecchia, raccoglierò in un libricino i moltissimi aneddoti raccolti in questi anni di Arte di Strada, per farsi due risate e ricordare a chi legge (e quindi a chi passa) che noi Artisti di Strada non siamo arredi urbani, né sfogatoi, né immagini in televisione (che puoi guardare senza essere visto a tua volta, come dice un mio collega inglese davanti a certi zombie urbani), ma parte di un dialogo, di una conversazione. Ecco, magari scriverò di quello. Ma da vecchia, molto vecchia.

A proposito di vegetafiglia, cosa dice lei di questo tuo pedalare tra le pagine e le anime?

La Figlia quindicenne, appellata VegetaFiglia per via delle sue scelte alimentari (con conseguenti, apocalittiche, ricadute sulla routine domestica della relativa Madre), è molto paziente. Condivide per lo più gli aspetti meno divertenti del mio lavoro: le lunghe assenze, gli scarsi introiti, la svagatezza di una madre sempre con la testa in un libro, la pazienza a volte scarsa (perché esaurita in pomeriggi faticosi di strada). A fronte di tutto questo, si limita a monitorare l’umore, a ricordarmi che vale la pena continuare finché almeno mi dà soddisfazione.
Non credo abbia ancora capito esattamente cosa faccio, ma sinceramente, alla sua età mi sembra legittimo si concentri su ciò che fa lei. Sullo sfondo, spero di averle trasmesso almeno l’idea di ricerca, di perseveranza, di necessità e di piacere che, con il tempo e la coerenza, portano a strutturare la propria identità. Sarebbe già molto se, da adulta, ne facesse buon uso. Non chiedo di più.

Adesso, tra una pedalata e l’altra, dicci come incoraggeresti a leggere di più in un paese in cui abbiamo tanti aspiranti scrittori e pochi lettori.

Se chiedi alla moltitudine di persone che si definiscono (o ambiscono ad essere) scrittori, cosa leggano, la maggior parte dichiarerà che legge poco. Scrivere, paradossalmente, è la cosa più facile. Basta una buona dose di narcisismo, e molti si accontentano di quella. Leggere, viceversa, è difficile.
Leggere implica una fatica fisica e mentale, soprattutto all’inizio. Si tratta di esercitare una sorta di muscolo a compiere automaticamente una lunga serie di operazioni apparentemente semplici, per arrivare a un risultato complesso. Esattamente come farebbe uno sportivo, la comprensione del movimento e l’esercizio ripetuto portano a una semplificazione progressiva delle connessioni nervose necessarie, così da poter svolgere esercizi sempre più complicati. Dati questi presupposti, per rispondere alla tua domanda, è inevitabile che sia necessaria una ricompensa evidente, e il più possibile immediata, per giustificare la fatica. Dunque, credo che l’unico modo per aumentare il numero di lettori sia moltiplicare le occasioni di piacere che derivano dalla lettura.
Scoprire cosa stimola la gratificazione, uno per uno, cosa lascia un’impronta con la quale si prova il desiderio di continuare a misurarsi,
Non solo, anche indagare sul motivo per cui non si legge, domanda importante che sembra pochi si pongano. Tutti impegnati a evidenziare cosa ci accomuna come lettori (grazie anche a inutili e fastidiose campagne come #ioleggoperché), credo abbiamo dimenticato di chiedere agli altri il perché di una scelta diversa. Non come domanda critica e a trabocchetto, ma come curiosa e produttiva opportunità di scoprire cose in comune. Che, con il tempo, nulla vieta possano ritrovarsi anche in un libro. Purché ci sia una buona e piacevole ragione.

Ettore Zanca

Giugno: una Lettrice a spasso


Ecco il calendario (sempre provvisorio) dei movimenti della Lettrice, con libri e pedali. Seguite i link pr gli approfondimenti

Sabato 2, dalle 14 alle 20, presso la Scuola “La vita al Centro” (To) il salottino della Lettrice è una delle attrazioni del Luna Park Olistico vol.4

Mercoledì 20 e Giovedì 21, orario pre-serale, Rubiera – La Corte Ospitale, La Lettrice inaugura la stagione estiva de La Corte Ospitale – Teatro Herberia. Tutto il programma qui: https://goo.gl/t58Vv7

Giovedì 28, San Lorenzo al Mare (Imperia), Due Parole in Riva Al Mare, trekking letterario con passeggiata di 4 ore nell’Anello di Cipressa. La Lettrice presenta, nelle suggestive tappe di riposo, il suo originale percorso narrativo “Casa è comunque altrove

Venerdì 29, Arquata Scriva, dalle 18 alle 24 Salottino per “ArquATTIVA – Artisti dalla strada al Borgo

Qualche sabato/domenica di bel tempo, buon umore e libertà: il salottino della Lettrice Vis à Vis è in strada libera, in Piazza Carignano e Piazza Carlo Alberto, inseguendo l’ombra (su questa pagina, in tempo reale, gli avvisi)

Ogni domenica, ore 21.30, sulla pagina Vis à Vis – Chiara Trevisan: “VOLTA LA CARTA – la buonanotte a modo mio”: video storie in diretta, per finire bene la settimana

Altre comparizioni sono previste, in modo estemporaneo e non programmato, ma sempre comunicato sul momento, nei luoghi più impensati. Tenete d’occhio la pagina!

#nonrecensioni: “Maestoso è l’abbandono”, Sara Gamberini

Una passeggiata in un bosco. Fermarsi, di tanto in tanto. Sentire leggere qualche pagina, seduti dove capita. Restare un po’ così, in quiete, in silenzio. Vicini. Con l’Autrice accanto. Poi proseguire. Chiedere a Sara di esserci vicina con la sua sola presenza, con la sua calma, con la sua consapevolezza. Senza dover aggiungere altro, altre parole, domande, puntigliose analisi. Tale è la densità riversata nel testo, che non dovremmo chiederle altro che esserci accanto mentre la assorbiamo e ne partecipiamo. Permettere a lei di leggere sui nostri volti, sui mutamenti dei nostri respiri, la storia che le sua storia produce.
Questa, per me, sarebbe la presentazione ideale per “Maestoso è l’abbandono”. Non riesco a immaginarne una diversa.

“Maestoso è l’abbandono” è uno stato d’animo in divenire continuo.
Si legge lentamente, a pezzi, ritornando indietro, ripercorrendo le righe appena scorse, o la pagina chiusa la sera prima. Si rilegge e si trova un’altra posizione.
Come stare su un puff. Non quello avvilente, di fantozziana memoria, capiamoci. Uno grande, accogliente, caldo, seppure mobile.
Ogni pagina girata, ogni seduta, cambi posizione, ti aggiusti, correggi, riprovi, finché sprofondi e la seduta, la pagina, e il tuo corpo si adattano perfettamente. La stessa forma. La stessa temperatura.

C’è una precisione indicibile, direi molecolare, in ogni frase. Forse per questo, ogni periodo chiede di essere riletto immediatamente. Parola per parola. Esplorato, introiettato, e lasciato esplodere di senso.
Il lettore compie all’inverso il processo di sintesi dello scrittore.

Sara mi ha confessato che resta perplessa quando lo definiscono un libro ‘strano’. In effetti, potrei essere d’accordo. Cosa significa ‘strano’? E’ strano perché non è riassumibile in una vicenda, in un arco narrativo preciso, in un plot? Ma allora bisogna intendersi su cosa si cerca in un testo. Perché è chiaro che il Codice Penale può essere strano se lo si legge in cerca dell’assassino. Così come può essere strano cercare formule ne “La fisica della malinconia” (sono quasi certa che non ve ne si trovino). Ma la letteratura può essere ridotta a un intreccio?
Credo che l’unica accezione di ‘strano’ adattabile a “Maestoso è l’abbandono” sia: fuori dall’ordinario.

Sembra che vi abbia parlato di un libro che necessita di gran lavoro, per essere letto? Ebbene, il lavoro l’ha fatto tutto l’Autrice. Al lettore necessita tempo, solo questo. Ma è una richiesta lontana dall’obbligo e molto vicina al piacere, al premio.
Ogni istante sottratto allo scorrere ordinario e ragionevole delle nostre vite, si trasforma in una possibilità. Basta prenderselo.

“Maestoso è l’abbandono”, Sara Gamberini, Hacca Edizioni

Sal To oggi: due Artisti di Strada a Dinterbilt

OGGI serviamo il n°3 (#miraggidaleggere) dalle 15 alle 18 allo stand Miraggi Edizioni.

Poi il N°5, girato l’angolo, da Neo Edizioni, alle 18 dove io e Peppe Millanta, arrabattando un microfono, una cassa, la sua chitarra Frida, la mia voce (fida?) proviamo a imbastire un piccolo spettacolo a due voci.

Protagonista sono Vinpeel e il fantastico mondo di Dinterbilt. Un posto difficile da lasciare, ve lo assicuro.
Noi siamo bellissimi e assurdi, come solo due Artisti di Strada chiusi in un Salone rimbombante possono ambire ad essere. Creeremo un ingorgo poetico e costringeremo tutti a trattenere il fiato. Potete scommetterci!

E poi… stasera, forse sì, forse no, se il tempo sarà clemente, e se la nostra ebrezza rimarrà invariata, potrebbe esserci un N°6… in Piazza, con una buonanotte speciale di parole e musica fatta a due. Vi farò sapere sulla pagina fb Vis à Vis – Chiara Trevisan, in tempo reale, se e dove ci troverete.
Sarà, in ogni caso, una domenica indimenticabile!

Sal To oggi: prova a prendermi!

OGGI, al Salone del Libro, serviamo il N°3 (#miraggidaleggere, vedi post di ieri) e N°4

Alle 16.30, nello Spazio Duecento, interrompo i dottissimi traduttori di “Parole nella polvere” (Máirtín Ó Cadhain, Edizioni Lindau) provando a infilare qualche lettura sensata, improvvisando.

Il romanzo è uno spasso. Un’immersione rocambolesca, cacofonica e grottesca nel vociare oltretomba di una piccola comunità del Connemara. Sotto terra, almeno a parole, la vita riprende indisturbata fra meschinità, pettegolezzi, aspirazioni, lamentele e diatribe che nemmeno la Tromba del Cimitero ha messo a tacere. Non ho faticato a trovare pagine da leggervi.

Quindi: dalle 15 alle 16.20 sarò allo Stand Miraggi, come ieri. Poi mi vedrete correre con questo libro in mano verso la sala dell’incontro. Poi, alle 17.30, di nuovo correre verso Miraggi per un’altra oretta di letture su misura.

Il tema della giornata è: alza la polvere, non ti ci fare seppellire!
Voi… provate a prendermi!

Sal To: oggi serviamo il n° 3 Miraggi da Leggere

Allo stand Miraggi Edizioni (Pad.2 J30-K29), dalle 15 alle 18 La Lettrice Vis à Vis è appollaiata su uno sgabello, in versione jukebox umano/letterario.
Potete interrogarla come un oracolo, pescando alla cieca un foglietto, scegliendo con saggezza un’idea o sottoponendole un desiderio, un pensiero, un ghiribizzo.
In una pagina o “1 libro in 10 minuti”, vi farà intravvedere, come un miraggio, ciò che nel futuro di un libro vi aspetta.
(Nota: per il futuro vostro, mi spiace, dovete rivolgervi ad altro genere di cialtroni).

L’esperienza si ripete domani e dopodomani, stesso posto, stesso orario.

Salone del Libro. Oggi serviamo il n°2

Sì, ecco, in effetti il mio primo appuntamento del Salone è fuori dal Salone e non è nemmeno mio, ma è un gran pretesto per una festa.
Stasera, infatti, la poetessa che (se date uno sguardo alla mia galleria di Facce Vis à Vis) nel mio lavoro è presente, in carta, più dei coriandoli a carnevale, propone la versione Deluxe della sua prima raccolta poetica.

Alla Luna’s Torta, alle 21, vi aspetta un reading appassionato, accompagnato dalle musiciste che sono seconda pelle alle poesie di Alessandra Racca: Donatella Gugliermetti e Chiara Maritano.

Io, Arsenio Bravuomo e Guido Catalano Segundo avremo il privilegio di interrompere tanta bellezza con una poesia a testa e una testimonianza su quanto questa ragazza ci abbia spaiati calzini e altre certezze, in questi anni.

Giusto un salto al SalTo18: La Lettrice al Salone del Libro

Ogni anno così: a inizio Aprile, qualcuno mi chiede “Ma al Salone fai qualcosa?” e io rispondo “Saluto gli amici!”.
Poi, inevitabilmente, ogni anno, 15 giorni prima dell’inizio del Salone Internazionale del Libro di Torino devo mettermi al collo il rotolo dei numeretti. I tempi dell’Editoria non mi deludono mai, e le occasioni fioccano. Inizia una carrellata di bellissimi incontri, presentazioni, reading e somministrazioni di cui sono fiera e che sto preparando con rara dedizione.

Avete preso il numeretto?
Ne restano pochi, disponibili, se volete servirvi della Lettrice Vis à Vis durante il Salone. Se, invece, volete solo venire a fare quattro chiacchiere con lei, o ad ascoltarla, basta facciate caso a chi stiamo servendo. Ecco l’ordine:

Preludio: Salone Off
GIOVEDì 10, ore 21, Luna’s Torta, piccola ospite di Alessandra Racca per il suo reading di “Nostra Signora dei Calzini delux” (Neo Ed.). Si festeggia!

Al Salone
VENERDì, SABATO E DOMENICA, 11 – 13 Maggio, dalle 15 alle 18, Stand Miraggi Edizioni, “#Miraggidaleggere“, La Lettrice vi fa assaggiare 5 Miraggi in 10 minuti, molto personali. Postazione ad accesso libero per chiacchiere, letture ed esplorazioni su misura.

SABATO 12 maggio,ore 16,30 – Spazio Duecento, letture per “«Parole nella polvere»: l’Ulisse della cultura gaelica, di Máirtín Ó Cadhain, Edizioni Lindau, per accompagnare curatori e traduttori di una straordinaria commedia nera, Spoon River in chiave irlandese e paradossale.
http://www.lindau.it/Libri/Parole-nella-polvere

DOMENICA 13 maggio, ore 18, Stand Neo Edizioni, presentazione anomala, chiacchiere, divagazioni con l’autore di “Vinpeel degli orizzonti” di Peppe Millanta, Neo Edizioni.
Replica, questa volta in strada, con l’autore e la sua chitarra Frida, in orario da definire.

LUNEDI’ 14 maggio, ore 17,30, Sala Avorio, letture per “”Quando l’ansia infantile prende il sopravvento“, presentazione del libro di Micheline Cacciatore, a cura di Fermata d’Autobus Onlus

Altri appuntamenti potrebbero essere inseriti cammin facendo (anzi, pedalando), se verranno strappati ulteriori numeretti. Fino a esaurimento (della sottoscritta) State attenti agli aggiornamenti!

Buon 1° Maggio

Rispolvero un vecchio classico, che non passa mai di moda

Artista, e per vivere che lavoro fai?

Il CONTADINO, al mattino, guardando fuori dalla finestra per capire se il tempo mi consentirà di uscire e andare in piazza
La PSICOLOGA, mentre eseguo un’accurata autovalutazione: sono in grado di affrontare la strada oggi? Di resistere all’attesa, di sorridere qualunque cosa accada, di accogliere l’indifferenza come l’attenzione, la fatica come la gratificazione, di saper aspettare ricordando che non so cosa appartiene al minuto che segue il precedente? Di dire, anzi, sapere sempre “grazie”? Sono in grado di ascoltare?
Il FACCHINO, montando bici e carretto, caricando, pedalando con 40kg di zavorra, allestendo il tutto in coerenti tacchi alti.
La LETTRICE, per tutto il tempo che il mio “capo” ritiene necessario resti in “ufficio”.
L’EQUILIBRISTA, ogni minuto, sbilanciandomi sul vuoto fra me e la persona che, a pochi metri, sembra si stia a sua volta sbilanciando per raggiungermi. Un attimo, per entrambi, per decidere se incontrarci in quello spazio sospeso.
Nuovamente il FACCHINO, tornando a casa a mezza velocità.
Il CONTABILE, che suddivide i proventi della giornata e li distribuisce fra i creditori, recepisce lamentazioni, si esibisce in elaborati esercizi di finanza creativa e moltiplicazione biblica.
Lo CHEF ardito, capace di cucinare fondi di dispensa e centesimi, allestendo una cena per due.
Infine l’ARTISTA, che cerca come può di tenere il filo di ciò che accade. Che è sempre troppo per poterlo dire, ma è facile da trasformare in una storia da raccontarvi per sentirsi ancora dire: “Artista? Bello! E per vivere, che lavoro fai?”

nota 1: poi ci sarebbero anche i Festival, e quindi contratti, fatture, commercialista, tasse, conti… ma quella è la vacanza, che ve lo dico a fare
nota 2: con variazioni su contenuto di carretto e bagagli, grossomodo le stesse considerazioni valgono per quasi tutti i miei colleghi d’ #ufficioinstrada. Quando incontrate un Artista di Strada, fateCi caso.

Rotolando verso Sud

La Lettrice ha stivato libri e parole in un valigione, e si prepara a rotolare verso Matera per partecipare a una della quattro giornate dedicate alle Letture in Scena, nuova tappa di avvicinamento a Matera 2019.

Domenica 22 aprile, nelle piazze del Centro, affiancherà il Maestro La Cava e il suo prodigioso Bibliomotocarro per somministrare pagine e conversazioni agli abitanti che l’hanno fortemente voluta attraverso la Community aggregatasi per supportare e suggestionare l’organizzazione della Capitale della Cultura 2019.

Dopo tanti sopralluoghi e avvicinamenti amichevoli, finalmente l’occasione di restituire a questa città ricca di fascino e contraddizioni il mio punto di vista. Sono curiosa e in fibrillazione. L’allestimento della libreria per l’evento ha richiesto cura e particolare attenzione, e sono certa che le relazioni che avverranno nel mio piccolo spazio sorprenderanno me per prima.

Il primo evento notevole, che ha già prodotto un cambiamento nel mio modo di lavorare, è nato da una questione logistica che si è trasformata in una possibilità di relazione. Non potendo scendere da Torino in macchina, con bici e carretto, la comunità di Matera si è attivata in vari modi per contribuire a ricreare con gli oggetti necessari il mio salottino. Chi ha messo la bici (togliendo il seggiolino del figlio), chi il carretto, chi un tappeto, poi gli sgabelli. Il risultato non sarà semplicemente la copertura di necessità, ma sarà la possibilità di riconoscere nella mia piccola casa mobile un pezzo di casa propria. Di potersi sentire a casa. Di sapere, inoltre, di aver dato ad altri la possibilità di sedersi, di sentirsi a casa, di godere di un momento di intimità. Anche questa, una piccola forma di co-creazione, se vogliamo. Cp-creazione dell’accoglienza.

Prima di ora, non avevo considerato le enormi potenzialità implicate in questo scambio. Mi ostinavo a fare tutto da sola. Invece, insieme è davvero meglio. Ed è un’altra occasione di dire, davvero: grazie! Tutti.

Ci vediamo a Matera!

Adriana Lisboa, “Blu Corvino”, La Nuova Frontiera Ed.

A cosa serve tutto ciò?

A parte fornire l’occasione a mia madre di raccomandarmi maggiore calma e compostezza nell’enunciazione delle mie questioni. A parte garantirmi le critiche della Figlia (15enne) per l’eccesso di trucco. A parte darmi l’impressione di frequentare brevemente un circo frenetico, in cui vengo introdotta con entusiasmo e immediatamente sostituita da un altro numero, ma posso restare a guardare lo spettacolo.
A cosa serve l’improvvisa “scoperta” che i media e le persone sembrano aver fatto della Lettrice?
A molto, a me. Mi dà l’occasione preziosa di raccontare un’idea di arte, spazio pubblico e lavoro costruita nel tempo, che solo con attenzione si può percepire incontrandomi in azione.
Passaggio dopo passaggio, tra radio, tv, blog e conversazioni, cerco di aggiungere un pezzetto delle cose che ho da dire. Delle cose in cui credo e che pratico con fermezza e determinazione, nonostante i costi, e grata dei benefici.
Semino briciole di senso (il mio, s’intende) tra emittenti radio e televisive.
Chi sei? Cosa fai? Perché lo fai? Come è iniziato tutto? Come è continuato tutto? Che senso ha? Ma ci vivi? Cosa ne pensa la tua famiglia?
Rispondo a domande e ne provoco di nuove.
Perché proprio in strada? Perché proprio i libri? Cosa succede alle persone che incontri? Cosa succede a te, dopo ogni incontro? Hai mai pensato di smettere?
Mi viene chiesto, e io chiedo a me stessa.
Ogni volta, aggiungo un puntello alla domanda, la sostengo, la oriento per essere guardata in modo diverso.
E, intanto, a piccoli passi, in tanti ascoltano. E poi vengono in piazza (quella reale, Piazza Carignano, quella virtuale, fb) e ne parlano con me.
Ecco, parte del senso è questo: continuare una conversazione iniziata cinque anni fa.
Tra qualche giorno, proverò a scrivere qui qualche risposta.

Nel frattempo, metto i primi link dove trovare quelle che ho già dato. Altre, sembra, seguiranno:

Fahrenheit (1:45:20)
La vita in diretta
Siamo noi
TorinoOggi
Slash Radio Web
Petrarca

 

La “sciroccata che va in strada a squinternare la gente”

Eccomi, sono io. E questa è la poetica e letteraria definizione che ha dato di me un commentatore Facebook all’articolo dedicatomi da “Buone Notizie” (supplemento settimanale del Corriere della Sera) martedì scorso.
Nata forse come una critica, finché l’autore non mi chiede i diritti, io la adotto come tag line!
Roberta Scorranese, sul Corriere, mi ha descritta con garbo e precisione, mettendo in luce tutti gli aspetti più significativi della mia militanza di relazione in strada attraverso i libri. Tanti, molti più di quanti mi aspettassi, hanno scoperto e apprezzato.
Però, non c’è dubbio: per fare quello che faccio, e da tanto tempo, completamente a posto non sono.
Portare i libri in strada? Usarli come mezzo per avere relazioni e conversazioni con altri, anziché come rifugio solitario? Proporli quali “strumenti” per orientarsi nel proprio marasma? Pensare anche di camparci? E nel carretto non ci sono nemmeno Fabio Volo o le ricette della Parodi. Ma che è? Una follia!
Un colpo di scirocco che mi ha fatto perdere la testa, certamente.
E poi, cosa dire dell’effetto che ho sugli ospiti del mio salottino? Ce n’è forse uno che si alza da quel sedile uguale e ordinato come quando ci si era seduto? Con tutte le sue paginette a posto, ben numerate e senza una piega? Mmm… non mi pare.
Insomma, neanche avessi pagato un copy avrei avuto di meglio.

E la cosa, evidentemente, non dispiace e non spaventa, perché è una settimana che intorno a me si è scatenato un circo surreale (altro che Pulci!). Devo ancora capire cosa pensare e come muoverci, perché, diciamolo, La Lettrice è socievole, ma Chiara è un orso difficile da stanare. Se le due riusciranno a trovare un punto di equilibrio, ne troverete traccia qui.

Nel frattempo, se vi interessa e ve lo siete perso, il link all’articolo è QUI

“1 libro in 10 minuti” A misura d’uomo

Prima di guardare, è bene che sappiate che:

– questo è “1 libro in 10 minuti”, ma i minuti sono 20. Perché ho riscritto il testo in occasione della presentazione/spettacolo con l’autore e Federico Sirianni, alla Luna’s Torta, quindi mi sono presa le mie libertà. Fidatevi, le pagine si sfogliano in modo tale che non vi accorgerete della differenza
– mancano le canzoni di Sirianni, tra un blocco e l’altro. Mi piacerebbe che ci fossero, perché è stato un dialogo fuori dal comune, e lo ringrazio nuovamente, sorpresa
– potete prenderla come una recensione, se volete. Solo che, fuori da ogni logica, è composta con le sole parole del testo. Secondo me, cosa intendo si capisce
– tra le molte cose che si trovano a Fabbrico, e in cui vi potete trovare, ne ho lasciata fuori una sola. Quella che potete trovare solo leggendo tutto il libro. Quindi, prendete e leggetelo.
– infine, cari addetti ai lavori, se vi interessa questo format (sul canale You Toube trovate altri lavori) e volete informazioni su tempi e costi di lavorazione, scrivete a: lalettricevisavis@gmail.com

A misura d’uomo”, di Roberto Camurri (NN Editore)

Diversamente ricca

Spesso mi chiedono: quanto guadagni, facendo spettacolo in strada?
Dipende. A volte (tipo oggi), metto giusto insieme la cena (kebab).
Ma questi sono i soldi.
Poi, ci sono altri tipi di guadagno. Per esempio, mi si arricchiscono sempre le ‘rubriche’ nel quaderno degli aneddoti (che da vecchia diventerà libro). Oggi ben due.

MATRIMONIALI
Abramo è alto alto e nero nero, nero come il buio. Un ambulante che abborda i passanti con chiacchiere, domande, battute. Seguo divertita un paio di scambi. Gli sorrido. Lui si avvicina e:
“Ciao. Sei una bella donna. Vuoi sposarmi?”
“Ehm, grazie, ma non posso, sono impegnata”
“Oh, peccato! Sono arrivato tardi”
“Comunque grazie per la proposta”
“Ma sei sicura? Guarda che mi metto lì, mi puoi portare via nel carretto. Vuoi sposarmi? Mi piace una donna bella e famosa”
Lo saluto ridendo. E pensando che in effetti, per la stima e l’ottimismo, forse dovrei dargli una possibilità. Almeno lui non mi ha chiesto la bici, come gli altri.

COSTUME & SOCIETA’
Avrà 70 anni, più o meno. Distinto, sereno. Commenta sorridendo il mio menu del giorno (“Non pioverà per sempre”), augurandomi sole e soldi.
Poi, di punto in bianco, attacca la filippica:
“I cinesi hanno capito tutto. Sono arrivati qui 40 anni fa, li trovavi a ogni angolo, a vendere cravatte a due lire. E adesso, a Genova, girano con i macchinoni e le nostre figlie fanno da badanti alle loro famiglie. E’ grave!”
“Scusi, ma esattamente cosa è grave?”
“E’ grave che noi non abbiamo fatto niente. Abbiamo smesso di lavorare, di crescere, di provare. Abbiamo regalato tutto ai nostri figli, che non sono diventati capaci a fare niente. Ci siamo impigriti, e poi ci siamo rimasti male quando la festa è finita. Ma per loro, per i cinesi, la festa continua. E fanno bene, hanno ragione. Anche se poi andiamo noi a fargli da badanti”
Prima di salutarmi mi augura buona fortuna, poi ci ripensa: “Non si preoccupi: prima o poi arriverà un cavaliere”
Ma dico, ho proprio l’aria di quella che deve essere salvata, oggi?
“Però, signorina, stia attenta: avrà gli occhi a mandorla!”

VOLTA LA CARTA – La buonanotte a modo mio

Domenica 11 marzo – ore 21.30
sulla pagina fb Vis à Vis – Chiara Trevisan
il primo appuntamento con

VOLTA LA CARTA

Alla fine di una giornata di ozi o gite, lavori o pulizie.
Dopo che avete mangiato, sparecchiato, messo a nanna eventuali pupi.
Prima di immergervi in una maratona Netflix o nel libro che vi aspetta sul comodino, venite da me.
Sulla mia pagina facebook.

A cosa servono le pagine giuste, se non per chiudere una giornata e avere la chiave per aprirne una nuova?
Che senso ha il lunedì, se prima non si è spesa una notte in sogni belli?
Quand’è stata l’ultima volta che qualcuno vi ha raccontato la favola della buonanotte, perché questo fosse possibile?

Lo faccio io. In diretta video. Per una manciata di minuti.
Vi leggo qualcosa, vi racconto una storia, vi do la buonanotte a modo mio.
Vis à vis, come mi piace. Se vi piace (questo lo scoprirò domenica).

21.30, puntuali. A domani!

Incursioni: Matera 2019/ -1

Piccola storia di/in trasformazione: Matera 2019/ -1
Venerdì e sabato, a Matera, ho avuto il privilegio di osservare e partecipare a una metafora, per così dire. Per raccontare e condividere il progetto di Matera Capitale Europea della Cultura, a un anno dall’inaugurazione effettiva, una passeggiata di senso in un panorama poco familiare.
Condivido, mettetevi comodi.
Olivier Grossetête, artista visuale francese, dopo una settimana di workshop collettivo con abitanti e studenti materani, ha diretto gli stessi nella costruzione di una grande architettura effimera, dalle forme in assonanza con gli edifici cittadini, interamente realizzata con scatole di cartone e scotch da imballaggio. Un struttura del peso di una tonnellata e mezza, costruita in levare, consolidata e sollevata dai partecipanti, questa volta anche estemporanei, livello dopo livello. Un edificio solido e fragile al tempo stesso, destinato a essere distrutto il giorno seguente, ricompattato e riciclato dagli stessi abitanti. Un arco narrativo, oltre che strutturale.
Antoine Le Menestrel, arrampicatore e danzatore, in serata ha richiamato il percorso di costruzione e trasformazione attraverso la scalata suggestiva della struttura, con passaggi che lo vedevano un po’ King Kong e un po’ angelo ne “Il Cielo sopra Berlino”, culminata nella successiva discesa. Una sorta di scalata al contrario, forse ancora più eloquente. Un cammino denso, articolato, nel quale il gesto riempiva i vuoti della sagoma cartonata, il corpo manifestava il contrapporsi a una gravità rovesciata, l’intenzione non era fuga verso la conclusione, bensì procedere verso una nuova destinazione.
La trasformazione è riverberata tutto il giorno, nella piazza, a partire dagli invitabili capannelli di “umarells” formatisi in mattinata. Gli anziani della città, accanto al cantiere, a borbottare e commentare, alla prima di molte richieste di aiuto per sollevare un livello, si rimboccano le maniche, aprono il sorriso e corrono in soccorso. Dopo mezz’ora, li ritrovo poco più in là, a ricordare le gesta epiche di poc’anzi: “… e poi ha detto 1,2, 3… e mi sono spostato, che sai, il mio braccio… ma tu non avevi capito, eh… pensavo fosse più pesante… ma se pieghi il ginocchio così, vedi, è meglio, me l’ha detto la signorina…” (e la “signorina” è una delle intraprendenti coordinatrici del cantiere, le uniche che non subiscono trasformazione nella giornata: il loro sorriso, la loro attenzione e la loro energia non conoscono flessioni). In serata, per gli ultimi sollevamenti, mi trovo accanto alcuni di loro. Sono ormai “veterani” del cantiere. Istruiscono i nuovi arrivati, ripetono le istruzioni, mostrano le posizioni. Con affetto e competenza.
Per tutto il giorno, chiunque abbia due braccia ha anche in mano un rotolo di scotch, e lo usa con dedizione, partecipando al consolidamento. Alcuni gruppetti si affezionano a un angolo in particolare, e lo tirano su come se fosse casa loro. Su alcune pareti si riconosce una tecnica ricorrente di scotchatori. Ma mai, nemmeno una volta, ci si intralcia, sovrappone, irrita o prevarica. Nessuno è competente, ma strappo dopo strappo, sollevamento dopo sollevamento, tutti lo diventano un po’. Senza accorgersene. Quando cala la notte, e l’edificio è completo, tutti indugiamo nei dintorni di questa nuova “casa nostra”.
Quando, il giorno dopo, Antoine procede con la nuova scalata per staccare un pezzo da consegnare, simbolicamente, a Raffaele Pentasuglia, capo-costruttore del carro per la Festa della Bruna (googlate, e non perdetevela a Luglio), e dopo la sua discesa si dà il via alla distruzione, il percorso si compie.
Anche coloro che fino alla sera prima, davanti alla meraviglia dell’architettura che fremeva di luce riflessa sui pezzi di scotch, esprimevano disappunto per la sua fine imminente e prematura, comprendono e partecipano. La distruzione è processo in divenire, non cancellazione. Il crollo, la festa di salti e schiacciamenti di cartone, gli strappi, i feticci (molti segnati da scritte affettuose) da portare a casa, il rito collettivo che questa volta coinvolge anche gli ultimi arrivati, che non capiscono bene da dove si arrivi, ma intuiscono dove si potrebbe andare e salgono a bordo con entusiasmo. Tutto torna.

Lo so, sono un’inguaribile romantica e come osservatrice tendo a farmi trascinare dalla commozione, ma mentre guardavo (e sollevavo, e scotchavo e gioivo) io questo filo rosso, che ha legato Olivier, Antoine, i cittadini, l’organizzazione di Matera 2019, l’architettura di cartone, il progetto di oggi e quello del 2019, e ancor più il futuro dopo il 2019, l’ho visto brillare.
Ho visto un progetto che chiama le persone a partecipare, a fare un cammino comune, a farsi guidare in una creazione collettiva che, finita la festa, lascia non solo un segno, ma una competenza “professionale” e, soprattutto, sociale inestimabile.
La festa/test del -1 era una metafora di ciò che ci si propone per questa città. Io tornerò, speranzosa ed emozionata, a osservare i prossimi passi.

In tutto questo, l’unico che ci fa una figura meschina è il mio cellulare: fa foto pessime. Mi (vi) ricorda che la cosa migliore, sempre, è esserci e partecipare.

L’amore cerca casa!


Ve lo siete goduto lo scorso anno, ritorna, implacabile come Febbraio, l’unico spettacolo in grado di confondervi ancora di più le idee sull’amore!
L’AMORE. NON SI CAPISCE.” Monologo partecipativo (?!), farcito di letteratura e situazioni deliranti, ha già due date programmate (Luna’s Torta, Torino – Ristorante Giallozucca, Mantova), ma…
cerca altri luoghi accoglienti e bisognosi nel mese più critico per romantici, disillusi, quelli in continua ricerca, quelli che non hanno più bisogno di cercare, quelli che manco morti.

Avete un luogo da segnalare?
Volete accoglierlo nel vostro locale/appartamento/programma?
Scrivetemi, a questo (solo a questo), so rispondere!

Controtendenza: riflessioni di una Lettrice professionista

L’annuale statistica sulle abitudini di lettura ha prodotto il consueto profluvio di considerazioni e opinioni su lettori, scrittori, editori, mercato, marketing e chi più ne ha più ne metta. Tutti a cercare un colpevole. Tutti a rimarcare differenze e sciorinare certezze.
Nel piccolo della mia pratica di Lettrice anomala, vi offro la mia esperienza.

Mi dico anomala, perché io stessa sono incuriosita dal procedimento singolare che opero nei confronti della letteratura. Potrei paragonarmi a uno di quei cercatori del Klondike. China con un setaccio, sulla riva di un fiume, a cercare pietruzze. Non in una miniera, sperando di incontrare la vena una volta per tutte, bensì pazientemente filtrando acqua e sabbia per estrarre sassolini. Può capitare di trovare una pagliuzza d’oro, che gioia. Ma non scarto quarzi, pirite, minerali bizzarri e rocce dalle forme inconsuete e origini misteriose. Ho la fortuna di avere un setaccio efficiente, costruito e modificato con perizia e la collaborazione di altri professionisti capaci, quindi la sabbia inutile scivola via facilmente. Non me ne curo. Non ne misuro il peso, la quantità, la fatica. So che il greto del fiume è composto in gran parte da quella. Il mio lavoro è raccoglierla e lasciarla andare. La mia attenzione, sempre viva, è su altra sostanza. Anche in palate grossolane e pesanti, che altri scarterebbero, il mio occhio scorge quel frammento anomalo, quell’intuizione feconda che, aggiunta alla mia collezione, può moltiplicare le possibilità di relazione.

Sì, perché, uscendo dalla metafora, le pagine e le idee che estraggo dai libri che leggo, formano un campionario formidabile di suggestioni per comunicare con il mondo esterno. A volte, anche in un libro non eccezionale, ma onesto, si nasconde quel punto di vista che mancava, quell’unica idea che perfettamente si accoppia con la domanda della persona che mi aspetta. Riempio librerie e scatole di soggetti e angoli della mia mente con i tesori che sono stati nascosti fra le pagine. Un lavoro di pazienza, il mio, premiato sia dal libro eccezionale che da quello imperfetto, se entrambi, lo ripeto, frutto onesto di una ricerca e del dono di qualcosa che prima non c’era.

Questo è il mio lavoro, anomalo, che dà un senso al mio leggere senza che debba pormi la domanda.

Dunque, forse, dal mio punto di vista, ogni polemica è inutile. Conviene forse allargare l’orizzonte sull’uso che si fa della pagina (nel produrla, nel diffonderla, nell’assumerla), valorizzandola e assumendosene la responsabilità, ognuno nel suo ruolo, ognuno per sé. Prima di decidere come modificare il senso che ha per altri. Così, credo, le si fa il miglior servizio e si produce, senza accorgersi, il cambiamento.

Una Lettrice sotto l’albero: regalami per Natale

Scrivete che volete capire, e quindi ecco qui VIDEO-TUTORIAL per tutto quello che avete sempre voluto sapere, e mai osato chiedere sul REGALO DEFINITIVO!

E se volete sapere a chi potrebbe piacere “1 Tè e 4 Chiacchiere” con La Lettrice Vis à Vis, vi faccio una breve lista, prendendo spunto da chi già ne ha goduto:
-persone solitarie e meditabonde: li rifocillate di stimoli, senza invaderle
-persone curiose e originali: per loro, a cui tutto è già stato regalato, un’esperienza a tu per tu è la vera sorpresa
-fuori-sede, ex-pat, migrati: la lontananza si supera con un clic e un paio di pagine affettuose
-dialettici e ricercatori: nella valigia della Lettrice scoprono il punto di vista che mancava
-lettori forti e non lettori: gli uni e gli altri fanno esperienza delle pagine usate come non sapevano
– persone alle quali avresti voluto regalare un libro o dire qualcosa, ma ti fidi di me perché sia il libro e la cosa giusta.
-tutti quelli che pensi possano esserne contenti quanto te, se mi hai già incontrata.
Info e prenotazioni, come sempre su lalettricevisavis@gmail.com

Selfie con l’Autore

Dalla presentazione di “La Locanda dell’Ultima Solitudine”, con Alessandro Barbaglia alla Luna’s Torta galleria, fotografica per utenti dotati di immaginazione.

Ci siamo divertiti un casino. Si vede, no?
Nella prima immagine ci sono io, pochi minuti prima della presentazione, che mi accorgo con orrore di aver lasciato sulla scrivania di casa 2 copie 2 (ristampa di sicurezza) della scaletta con l’ordine forsennato del montaggio di 18 frammenti sparsi del libro. Quindi mi metto a rifarlo a matita e a memoria, come una studentessa prima dell’interrogazione. Ansia.
Nella seconda immagine, si ride. Per ogni domanda che porgo ad Alessandro Barbaglia, lui risponde con aneddoti esilaranti, ricordi infantili, memorie da libraio, curiosità, regali, sorprese. Non una banalità una. Generosità, tanta.
Nella terza foto, il pubblico porge domande preziose, importanti, pregnanti.
Nella quarta, Alessandro ci regala le “istruzioni per l’uso della locanda dell’ultima solitudine”, saluta, firma e abbraccia tutti, mentre Uzzi sorride felice.
Manca la foto della sottoscritta che pedala estatica verso casa, ma vi lascio immaginare.

10 minuti “eroici”

Foto: Ian Deady

Ieri sera, per dieci minuti dieci, sono accadute contemporaneamente: una cosa cui ambisco, una cosa che conosco, una cosa che non prevedo.
Un cosa cui ambisco: disporre davanti a me i pezzi dell’esistente, e mettermi al lavoro ricomponendoli, e lasciando che si ricompongano, in una forma che prima non c’era. Aspettare curiosa di vedere cosa ne uscirà. Per ieri sera, i pezzi lavorati sul tavolo nell’ultimo mese erano: le pagine che ho scelto in 11 libri di altrettanti autori presenti nel festival Borgate dal vivo, quest’estate; le strofe di “Heroes” di David Bowie; la voce, il carattere e la presenza di Saulo Lucci; il pubblico in ascolto.
Una cosa che conosco: la sensazione che, quando i pezzi hanno trovato il loro posto, tutto abbia per me effettivamente senso. E che il mio solo interesse, mentre sfoglio pagine, alzo lo sguardo sulle sedie occupate, mi volgo verso la musica, mi perdo appena nelle parole… il mio solo interesse sia condividere questo senso. E che sia possibile farlo, perché il senso c’è.
Una cosa che non prevedo: che tale sia la fiducia nell’attore/musicista con cui dialogo, nel testo che ho costruito, nei tecnici che hanno promesso di prendersi cura della mia voce e della richiesta di poter guardare il pubblico negli occhi, nell’affetto e nell’attenzione che da quel pubblico (da alcuni, in particolare) sento arrivare intensamente… che per la prima volta, sul palco delle OGR mi sento comoda, mi prendo tutto il tempo, con voce e corpo, mi lascio andare e me la godo (e faccio godere) al meglio. Amo il racconto che sto porgendo, la canzone che vi si intreccia, la musica che lo sostiene, lo spazio immenso davanti a me che lo accoglie amplifica e custodisce, gli occhi e le orecchie che lo trattengono, avvinto.
Si può essere eroi, anche solo per 10 minuti. Grazie, Saulo, che mi hai accompagnato nel provarci.

Nota: a causa del ritardo accumulato, non ho potuto citare sul palco gli autori inconsapevoli grazie ai quali ho costruito il mio racconto. Eccoli, in ordine di “apparizione”: Paolo Di Paolo (“Vite che sono la tua”), Enrico Camanni (“Alpi ribelli”), Cristiano Cavina (“Fratelli nella notte”), Andrea Roccioletti (“Diranno di me”), Paolo Cognetti (“Le otto montagne”), Matteo Caccia (“Il silenzio coprì le sue tracce”), Claudio Morandini (“Le pietre”), Alessandro Barbaglia (“La Locanda dell’ultima solitudine”), Katia Bernardi (“Funne, le ragazze che sognavano il mare”), Enrica Tesio (“Dodici ricordi e un segreto”), Silvia Greco (Un’imprecisa cosa felice)

RISE UP! Musica e Parole per Castelluccio di Norcia


Domenica 29 novembre, ore 20.30, alle OGR – Officine Grandi Riparazioni (Torino), l’appuntamento è con un grande cast di autrici, autori, musiciste e musicisti, riuniti dal Festival Borgate dal Vivo intorno al tema della rinascita.
Ospite della serata, condotta da Sara Zambotti (Caterpillar, Radio2) è l’Onlus “Per la Vita di Castelluccio”, che a un anno dal sisma che ha sconvolto il territorio, testimonia una volontà indomabile di ripresa.
Moltissimi gli ospiti, che incroceranno contributi originali di parole e musica, sul palco della Sala delle Fucine. Li vedete qui, nella galleria di immagini con cui si presentano: Nicola Lagioia, Adriano Viterbini, Ascanio Celestini, Riccardo Sinigallia, Laura Arzilli, Talking Strings Duo + Ares Tavolazzi, Daniela Mattalia, Antonella Lattanzi, Elena Varvello, Giulia Blasi, Michele Petrucci, Giorgio Mirto, Tommaso Cerasuolo, Federico Sirianni, Elisabetta Bosio, Federica Perego

Ci sarà anche la Lettrice Vis à Vis, che proporrà un viaggio singolare fra le pagine degli autori del festival appena concluso, dialogando con voce e suoni di Saulo Lucci.

Per partecipare, questi gli indirizzi utili:
prevendita Live Ticket
crowdfunding Eppela
info Borgate dal Vivo
La biglietteria sarà aperta anche sul posto, prima dell’evento.

Regala 1 tè e 4 chiacchiere Vis à Vis!


Signore e Signori, dopo il grande successo dello scorso anno, torna disponibile il REGALO più personale che ci sia.
Le scatoline che contengono un “VALE” per un incontro vis à vis con la Lettrice sono oggi PRENOTABILI e ACQUISTABILI
inviando una mail a lalettricevisavis@gmail.com.
Regalate a chi amate 1 tè e 4 chiacchiere su misura,
le pagine giuste e una trentina di minuti indimenticabili.
A domicilio, su Skype, alla Luna’s Torta, come vi piace.
Il vale non ha scadenza, ma è meglio prenotare per tempo per consentirmi di soddisfare tutte le richieste di recapito (specialmente se entro Natale).
Regalate un punto di vista, una prospettiva, una sorpresa.
Qualcosa di veramente personale!

Foto: Ian Deady

La Guerra dei Murazzi + Lettrice + dj set Pippo Frau: invito alla festa con Enrico Remmert

IQOS Embassy
(Via Porta Palatina 23/b, Torino)

Giovedì 16 novembre 2017
dalle 19.30

ENRICO REMMERT «LA GUERRA DEI MURAZZI»
con la Lettrice Vis à Vis / Chiara Trevisan
+ dj set Pippo Frau

aperitivo + incontro + dj set

ingresso gratuito
(riservato ai maggiori di 18 anni)

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Un libro bello vi fa sentire nostalgia per posti in cui non siete stati,
responsabilità per azioni che non avete compiuto, tenerezza per persone che non conoscete.

«La guerra dei Murazzi» di Enrico Remmert è un libro bello, un tuffo nel passato, un viaggio intorno al mondo, una memoria condivisa, una festa.
Lo scrittore torinese intreccia generosamente il proprio sguardo con quello di lettori e amici, in un’occasione intensa e informale,
come il suo libro suggerisce.
Ad accompagnare l’Autore e gli ospiti in una originale conversazione fra storie, ricordi, aneddoti, luoghi,
sarà Chiara Trevisan, La Lettrice Vis à Vis, esperta nel trasformare le pagine dei libri in qualcosa di veramente personale.
In un incontro che alternerà performance, conversazione e interazione con gli ospiti,
«La guerra dei Murazzi» sarà l’occasione per ricordare le cose che abbiamo in comune.
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Al termine dell’incontro, la festa prosegue con un dj set a cura di Pippo Frau, storico dj di Giancarlo, per farci ballare con la musica dei Murazzi che furono.

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ore 19.30 Welcome in Embassy
ore 20.30 Enrico Remmert + Chiara Trevisan, La Lettrice Vis à Vis
dalle ore 21.30 Pippo Frau dj set
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Con l’occasione, ai fumatori adulti interessati verrà presentato IQOS, il sistema rivoluzionario sviluppato da Philip Morris International.

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Si tratta di un evento a invito – per partecipare scrivere a tothesuite@gmail.com entro martedì 14 novembre 2017 o un sms al 339 8828773

#nonrecensioni: batterie scariche per le Ragazze Elettriche


(#nonrecensione realizzata con il prezioso contributo di Ian Deady)

Dopo due colpi al cerchio, eccone uno alla botte.
Non vorrei creare malintesi, tipo che di mestiere io recensisca, o che qualcuno mi chieda di farlo, o che mi paghino per farlo (di qui, i miei giudizi positivi). Io leggo tantissimo, un’enormità. Scrivo quando ne ho voglia e solo di ciò che mi fa venire voglia di aggiungere la mia opinione alla moltitudine. Di solito, non perdo tempo a esprimermi su ciò che NON mi piace, preferisco argomentare a proposito di ciò che mi piace.
Poi ci sono le eccezioni. In genere quando la perplessità supera una certa soglia. Come in questo caso.
Oggi scrivo di un libro che non mi è piaciuto. O meglio, non mi è piaciuto quanto è piaciuto a voi. O, ancora più precisamente, mi ha delusa.
Premetto che di “RAGAZZE ELETTRICHE” (Naomi Alderman, Nottetempo), prima di prenderlo in mano, avevo ignorato tutte le recensioni più o meno paludate, l’endoresement di Margaret Atwood alla scrittrice (di cui è stata, per altro, mentore) e le opinioni di chiunque. A parte quella di una scrittrice che stimo e di un lettore competente: l’una lo consigliava vivamente, l’altro me l’ha inserito con proprietà nel canone cui appartiene, fornendomi i necessari riferimenti di fantascienza che mi mancavano.
Dicevo, mi ha delusa. Avevo aspettative, non lo nego. Le premesse, fino a quasi metà libro, c’erano. Poteva essere un libro realmente esplosivo, politico, dirompente, sorprendente.
Invece è prevedibile e a tratti noioso, fino a diventare deprimente per la mancanza di alternativa che propone, l’assenza di sfaccettature, di movimento dei personaggi, di evoluzione, maturazione, reale scardinamento del luogo comune.
Un libro di fantascienza che non assolve al suo compito, limitandosi alle premesse di una realtà alternativa e restituendo, viceversa, la proposta di una realtà semplicemente speculare.
Bastava un racconto breve, per fare questo esercizio. Una frase, forse. E molti meno osanna.
Un clichè dopo l’altro, ogni personaggio mette semplicemente in scena uno stereotipo riflesso allo specchio, cosa ben diversa dal ribaltarlo.
Non c’è niente di disturbante, in questa visione di femmine con potere, non c’è nemmeno un conflitto reale, insanabile, pungente per il lettore, fra la tensione a essere diversi e la resa nel ritrovarsi uguali.
Piatto, prevedibile, abbastanza inutile. Scorrevole, forse, come una cosa di poca importanza.
Che peccato.