#nonrecensioni: “Maestoso è l’abbandono”, Sara Gamberini

Una passeggiata in un bosco. Fermarsi, di tanto in tanto. Sentire leggere qualche pagina, seduti dove capita. Restare un po’ così, in quiete, in silenzio. Vicini. Con l’Autrice accanto. Poi proseguire. Chiedere a Sara di esserci vicina con la sua sola presenza, con la sua calma, con la sua consapevolezza. Senza dover aggiungere altro, altre parole, domande, puntigliose analisi. Tale è la densità riversata nel testo, che non dovremmo chiederle altro che esserci accanto mentre la assorbiamo e ne partecipiamo. Permettere a lei di leggere sui nostri volti, sui mutamenti dei nostri respiri, la storia che le sua storia produce.
Questa, per me, sarebbe la presentazione ideale per “Maestoso è l’abbandono”. Non riesco a immaginarne una diversa.

“Maestoso è l’abbandono” è uno stato d’animo in divenire continuo.
Si legge lentamente, a pezzi, ritornando indietro, ripercorrendo le righe appena scorse, o la pagina chiusa la sera prima. Si rilegge e si trova un’altra posizione.
Come stare su un puff. Non quello avvilente, di fantozziana memoria, capiamoci. Uno grande, accogliente, caldo, seppure mobile.
Ogni pagina girata, ogni seduta, cambi posizione, ti aggiusti, correggi, riprovi, finché sprofondi e la seduta, la pagina, e il tuo corpo si adattano perfettamente. La stessa forma. La stessa temperatura.

C’è una precisione indicibile, direi molecolare, in ogni frase. Forse per questo, ogni periodo chiede di essere riletto immediatamente. Parola per parola. Esplorato, introiettato, e lasciato esplodere di senso.
Il lettore compie all’inverso il processo di sintesi dello scrittore.

Sara mi ha confessato che resta perplessa quando lo definiscono un libro ‘strano’. In effetti, potrei essere d’accordo. Cosa significa ‘strano’? E’ strano perché non è riassumibile in una vicenda, in un arco narrativo preciso, in un plot? Ma allora bisogna intendersi su cosa si cerca in un testo. Perché è chiaro che il Codice Penale può essere strano se lo si legge in cerca dell’assassino. Così come può essere strano cercare formule ne “La fisica della malinconia” (sono quasi certa che non ve ne si trovino). Ma la letteratura può essere ridotta a un intreccio?
Credo che l’unica accezione di ‘strano’ adattabile a “Maestoso è l’abbandono” sia: fuori dall’ordinario.

Sembra che vi abbia parlato di un libro che necessita di gran lavoro, per essere letto? Ebbene, il lavoro l’ha fatto tutto l’Autrice. Al lettore necessita tempo, solo questo. Ma è una richiesta lontana dall’obbligo e molto vicina al piacere, al premio.
Ogni istante sottratto allo scorrere ordinario e ragionevole delle nostre vite, si trasforma in una possibilità. Basta prenderselo.

“Maestoso è l’abbandono”, Sara Gamberini, Hacca Edizioni

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