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Un venerdì sera arriva l’inverno a San Salvario. Il tempo ideale per leggere un buon libro.

La pensano così Paolo Piccirillo, che prende un trenino da Roma e viene a mettersi accanto a “La terra del Sacerdote”, Alcide Pierantozzi, suo lettore esperto fin dalle bozze, giunto da Milano per scandargliarne scrittura e incognite a beneficio degli ospiti, e Luca Giordano, l’amico/professionista/complice, sceneggiatore e scrittore nonché tester ideale per esperimenti arditi.

Ad attenderli, nella libreria Trebisonda, trovano un tavolino, una scatola piena di foglietti misteriosi e due sgabelli.

Non sono gli unici ad aver sfidato il freddo e il gelo ottobrino per curiosità.
La Lettrice vis-à-vis spalanca occhi e orecchie, accoglie tutti i visitatori e li porta, per un’ora e mezza, gentilmente e uno alla volta, nel libro di Paolo. Ognuno nella propria pagina.

Luca, Clara, Carlo, Sara, Marta, Ilaria, Carlotta, Carmen, Marcella, Augusta, Francesca, Gabriele, Paolo, Fabio, Piccirillo stesso. Alcuni di loro si fermano, alle spalle degli altri, o su una sedia in prossimità, per ascoltare altri frammenti. Altri si mettono in fila per poter sceglierne ancora di propri.

Disordinatamente, scelgono: “quando ti abitui poi finisce pure che ti viene un po’ di felicità”; Amalia; come potrebbe essere; unico; s/offre; per sempre; fermarsi per andare avanti; la croce; “gli piace pensare che il mondo non è mai brutto”; per quando ti chiedi cosa vuoi; via, benefico esercizio di rottura; cercare la linea; il destino delle cose buone

Qualcuno lascia una traccia. Diversi condividono sguardi, intese, ricordi, comprensione. Cose che, perdonate, restano fra noi.

Complice, mi pare, è la felice sorpresa di aver trovato quel che nemmeno si sapeva di stare cercando.
Con la coda dell’occhio, li vedo andare via proteggendo il libro nuovo dalle intemperie.

Li ringrazio tutti, uno per uno. Anche Arsenio Bravuomo, che ha accettato sorridente di mettere in discussione l’inesistenza del Molise

E ringrazio soprattutto Paolo Piccirillo, che se non ci fossero libri così ricchi, il mio mestiere sarebbe povero assai.

Infine ringrazio Malvina che ha dato ancora una volta, come è accaduto spesso a partire da maggio, un tetto alla mia impresa itinerante.

E’ ora di rimettersi in marcia. Ho voluto la bicicletta: PEDALO!

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